Ennesimamente.
Come se l'aria non mi appartenesse.
Come se stessi nuotando per ricondurmi al mio mare.
Come se estraniandomi, potessi riconoscermi.
Come se leggessi parole descritte da cumuli di macerie e non percepissi l'odore acre della riconoscenza, del sentiero perfetto entro cui non perdere l'equilibrio.
Delle mani forti che sanno parlarmi anche senza parole.
Delle girandole che luccicano, facendomi brillare gli occhi.
Delle luci che brillano al neon e che rendono calda anche la notte.
Di ogni goccia che cade e che infoltisce il mare di polvere di vita.
Come se. Tutto questo fosse scomparso in un istante.
Sporcato dall'inutilità della vergogna.
Calpestato dalla falsità di sorrisi compiacenti.
Incenerito da secoli di lotte per non soccombere, alla brutalità, all'ignoranza, alla devozione al dio denaro. NO! Perchè IO, non cedo.
E abbasso la testa solo e unicamente di fronte alla Bellezza, alla Purezza, alla Trasparenza del cuore.
NON tutto è Bellezza. NON tutto è Arte. NON tutto è Espressione di Creatività.
PIANTIAMOLA di dire che tutto è Arte.
Una benemerita minchia di niente!
Arte è Espressione di qualcosa.
La soggettività non esiste.
DEVE significare.
IN sè.
Se no, NON è Arte.
Ieri. Ho visto questo.
Arte e NON Arte.
Capacità di esistere in sè e per sè e incapacità di stare, anche semplicemente, appeso al muro o poggiato sul tavolo.
E ho visto che c'era Libertà di comprendere.
E di leggere individualmente.
Questo significa Crescere.
E non in chi crede che lisciare il pelo significa essere migliori degli altri.
Credere nel cambiamento, quando siamo tutti bravi a scrivere, ma non a comunicare.
Quando siamo bravi a calpestare un palcoscenico, e a Recitare.
Mi spiace ma...il mio spazio non è Qui.
E' Altrove. Dove lo decido iI1. E con Chi. Ho voglia di ascoltare. In Silenzio. Per Crescere.
mercoledì 28 settembre 2011
mercoledì 7 settembre 2011
La distanza che rende perfetti.
Non conosco l'amore, se non attraverso le note di una musica che non smette mai di risuonarmi in testa. Attraverso i colori che rivestono le mie parole, la dolcezza con cui guardo un tramonto, la libertà con cui il mare nuota dentro me.
Sono sogni.
Sogni che sbattono contro le pareti della mia anima e che descrivono giornate trascorse a perfezionare ogni singolo movimento, arrotondare le nuvole con carta sbiadita dal sole e passeggiare sulla battigia, a non stancarmi mai del vento tra i capelli.
Sono parole al vento.
Proprio quelle.
Ne ho sprecate talmente tante a urlare il mio dolore e a ricoprire il mio corpo con vesti scure, per sparire dalla volta del mondo.
E ad arruffarmi contro le dita aggrovigliate ai tendini della rabbia, facendo finta di non accorgermi che la rabbia era dentro me.
Che la cecità è dei miei occhi ed il mio cuore non sa amare.
Una sconfitta. Forse.
Ma conosco il muro che non riesce a sciogliersi.
Quel ghiaccio che nessuna mano calda ancora è riuscito a rompere, con dolcezza e con ironia.
E quell'alfabeto storto che non si lima, ma divide.
Travolgermi.
Per trovarmi a testa in giù.
A ridere della mia stupida e grottesca aridità, per divenire tutto tranne che quello che sono.
Una persona che pretende, più da se stessa, che dagli altri.
Sono sogni.
Sogni che sbattono contro le pareti della mia anima e che descrivono giornate trascorse a perfezionare ogni singolo movimento, arrotondare le nuvole con carta sbiadita dal sole e passeggiare sulla battigia, a non stancarmi mai del vento tra i capelli.
Sono parole al vento.
Proprio quelle.
Ne ho sprecate talmente tante a urlare il mio dolore e a ricoprire il mio corpo con vesti scure, per sparire dalla volta del mondo.
E ad arruffarmi contro le dita aggrovigliate ai tendini della rabbia, facendo finta di non accorgermi che la rabbia era dentro me.
Che la cecità è dei miei occhi ed il mio cuore non sa amare.
Una sconfitta. Forse.
Ma conosco il muro che non riesce a sciogliersi.
Quel ghiaccio che nessuna mano calda ancora è riuscito a rompere, con dolcezza e con ironia.
E quell'alfabeto storto che non si lima, ma divide.
Travolgermi.
Per trovarmi a testa in giù.
A ridere della mia stupida e grottesca aridità, per divenire tutto tranne che quello che sono.
Una persona che pretende, più da se stessa, che dagli altri.
In a manner of speaking.
Leggo. Scrivo. Mi ascolto.
Per non abbandonare nemmeno un segnale che attraversi la corsia del cielo per divenire terra.
Raccoglio i colori per trattenerli solo un istante e lasciare che tracimino l'uno nell'altro, divenendo tinte inesplorate dall'arcobaleno.
Resisto finchè il cuore non si scioglie in lacrime rosse ed il viola non diviene di nuovo blu.
Accolgo il dolore per frantumarlo in luci sgargianti e fuochi d'artificio, come un bimbo che guarda il cielo e chiede quante stelle brillano.
Non saprai mai rispondergli, ma ti basta sapere quante ne brillano dentro te.
Riscopro che il mio nome non è quello sulla carta d'identità, ma quello che mi sento tatuato sul cuore e decido che è quello che voglio mostrare.
La rabbia del cielo che non ha saputo ascoltarti è la stessa dell'uomo, che non accetta lo scorrere del tempo e le stagioni che cambiano, mentre io ne amo i colori e li respiro.
Mi libero, ancora una volta, delle mie malinconie abbracciando solo quella, unica, che è mia.
Per non abbandonare nemmeno un segnale che attraversi la corsia del cielo per divenire terra.
Raccoglio i colori per trattenerli solo un istante e lasciare che tracimino l'uno nell'altro, divenendo tinte inesplorate dall'arcobaleno.
Resisto finchè il cuore non si scioglie in lacrime rosse ed il viola non diviene di nuovo blu.
Accolgo il dolore per frantumarlo in luci sgargianti e fuochi d'artificio, come un bimbo che guarda il cielo e chiede quante stelle brillano.
Non saprai mai rispondergli, ma ti basta sapere quante ne brillano dentro te.
Riscopro che il mio nome non è quello sulla carta d'identità, ma quello che mi sento tatuato sul cuore e decido che è quello che voglio mostrare.
La rabbia del cielo che non ha saputo ascoltarti è la stessa dell'uomo, che non accetta lo scorrere del tempo e le stagioni che cambiano, mentre io ne amo i colori e li respiro.
Mi libero, ancora una volta, delle mie malinconie abbracciando solo quella, unica, che è mia.
lunedì 5 settembre 2011
Sulla via del ritorno.
Ripenso al viaggio verso casa.
Alla ricerca della pace.
Alle nuvole che si trasformavano in pennellate di azzurro/blu cobalto su un cielo che volgeva al sereno.
Alle altre nuvole che volteggiavano, lasciando scie di zucchero filato.
Ripenso alla bellezza del verde, alberi infiniti che lasciavano intravedere le radici al di sopra del ponte, al di sopra del pullman, ed io che ne ammiravo, commossa, le vette, come una bimba al suo negozio di giocattoli preferito, distesa sterminata a vista d'occhio di chiome fiere, resistenti alle intemperie, alla bruttura dell'uomo, ai secoli che avanzano, nonostante tutto.
E nella mia amata e adorata terra, chilometri intervallati da ammassi di pietre abbandonate e qualche rudere, che tramanda la storia della notte dei tempi, dove il lavoro era fatica, dedizione, costruzione.
Quanto amo questi colori. Questa fierezza. Questo senso di appartenenza.
Che non gioca mai sui luoghi comuni.
Ma tiene stretto a sè il mondo che ha generato.
Le sue origini. I suoi profumi. I suoi colori.
E quando ne calpesto i ciotoli, scorgo ogni centimentro della mia sarditudine e ringrazio il cielo.
Per tutta l'antichità, le mura, le Chiese, i giardini, le piazze, che hanno sorretto il tempo che avanza e accresciuto il significato di essere ciò che siamo.
Innamorati della terra che ci ha generato e isolani, fieri di esserlo.
Alla ricerca della pace.
Alle nuvole che si trasformavano in pennellate di azzurro/blu cobalto su un cielo che volgeva al sereno.
Alle altre nuvole che volteggiavano, lasciando scie di zucchero filato.
Ripenso alla bellezza del verde, alberi infiniti che lasciavano intravedere le radici al di sopra del ponte, al di sopra del pullman, ed io che ne ammiravo, commossa, le vette, come una bimba al suo negozio di giocattoli preferito, distesa sterminata a vista d'occhio di chiome fiere, resistenti alle intemperie, alla bruttura dell'uomo, ai secoli che avanzano, nonostante tutto.
E nella mia amata e adorata terra, chilometri intervallati da ammassi di pietre abbandonate e qualche rudere, che tramanda la storia della notte dei tempi, dove il lavoro era fatica, dedizione, costruzione.
Quanto amo questi colori. Questa fierezza. Questo senso di appartenenza.
Che non gioca mai sui luoghi comuni.
Ma tiene stretto a sè il mondo che ha generato.
Le sue origini. I suoi profumi. I suoi colori.
E quando ne calpesto i ciotoli, scorgo ogni centimentro della mia sarditudine e ringrazio il cielo.
Per tutta l'antichità, le mura, le Chiese, i giardini, le piazze, che hanno sorretto il tempo che avanza e accresciuto il significato di essere ciò che siamo.
Innamorati della terra che ci ha generato e isolani, fieri di esserlo.
venerdì 26 agosto 2011
La mia vita è fatta d'amore (cit., ennesima).
Sempre più mi sento estranea a questo mondo, fatto di cattiverie e sotterfugi, pur di mostrarsi forte di fronte al sole, ma non capisce che a a poco a poco, sta perdendo il miraggio di vedere la luce risorgere.
Il sole guarda e attende.
Sorride alle sue miserie, alla spavalderia di chi si pone di fronte agli altri con indifferenza e presunzione e crede di poterlo sollevare con un dito.
E non comprende quanto poco il mondo si preoccupi di questi esseri infimi e tanto poco aggraziati e gradevoli, che spazzano via i sentimenti, come se fosse carta da gettare nel cestino.
E parlano di religiosità come se fosse un mezzo per raggiungere il proprio misero scopo e leggono manuali zeppi di frasi fatte dei noti cioccolatini, per mostrarsi ricchi di aria fritta.
Quanto poco mi sento parte di un mondo che parla solo di denaro e di possesso, tranne che di possesso di se stessi, di crescita interiore e di armonia con gli altri e con la terra di cui fai parte.
A cosa serve lavorare tanto, gettare semi fatti di purezza e leggerezza, di sensibilità e dolcezza verso il prossimo, quando li vedi calpestati dall'ignoranza?
Nell'attimo esatto in cui ho visto una farfalla posarsi sulla mia mano, materializzarsi a me sotto forma di parole, grazia e comprensione, ho realizzato che tutto l'Amore del mondo è in me e può nascere e morire ogni giorno, per costruire ponti su cui camminare e avanzare sui miei passi.
Esisto e Vivo. Di questo sono più che certa.
Il sole guarda e attende.
Sorride alle sue miserie, alla spavalderia di chi si pone di fronte agli altri con indifferenza e presunzione e crede di poterlo sollevare con un dito.
E non comprende quanto poco il mondo si preoccupi di questi esseri infimi e tanto poco aggraziati e gradevoli, che spazzano via i sentimenti, come se fosse carta da gettare nel cestino.
E parlano di religiosità come se fosse un mezzo per raggiungere il proprio misero scopo e leggono manuali zeppi di frasi fatte dei noti cioccolatini, per mostrarsi ricchi di aria fritta.
Quanto poco mi sento parte di un mondo che parla solo di denaro e di possesso, tranne che di possesso di se stessi, di crescita interiore e di armonia con gli altri e con la terra di cui fai parte.
A cosa serve lavorare tanto, gettare semi fatti di purezza e leggerezza, di sensibilità e dolcezza verso il prossimo, quando li vedi calpestati dall'ignoranza?
Nell'attimo esatto in cui ho visto una farfalla posarsi sulla mia mano, materializzarsi a me sotto forma di parole, grazia e comprensione, ho realizzato che tutto l'Amore del mondo è in me e può nascere e morire ogni giorno, per costruire ponti su cui camminare e avanzare sui miei passi.
Esisto e Vivo. Di questo sono più che certa.
martedì 23 agosto 2011
Ciao ma'.
E' tutto il giorno che ti penso.
Con quella sottile malinconia che ti trattiene il cuore in gola, dandoti la netta sensazione tra perderti e non ritrovarti.
E vorrei pensare a momenti belli, a sorrisi tra noi e quel non parlare che ci accomunava.
Ma riesco solo a vedere un lenzuolo.
Lo so che la morte fa parte della vita.
Ma quando pensi di aver superato tutto, tutto riemerge e ti trovi ancora piu' fragile, a chiederti se ce la farai ancora.
Avrei voluto che capissi la mia voglia di libertà.
Quei colori che cercavo inutilmente e che rimanevano sommersi tra la rigidità delle nostre discussioni.
Ma aveva (ennesimamente) ragione chi diceva che è l'educazione ad impedirci di leggere negli occhi ed io ora questo lo so.
Se qualche angelo ti affianca vorrei che ti portasse l'amore che dai miei occhi sgorga quando ti vedo, ogni mattina, a sorridermi mentre mi prepari la colazione e in quanto di te appare sul mio viso e sul mio corpo che si modifica.
Avrei voluto. Solo perchè tu potessi vivere più serena i tuoi anni dopo la morte di babbo e potessi gioire delle mie piccole conquiste.
Non importa. Le mie lacrime non sono vane.
So che tu sai, in qualche modo, che è amore per te.
So che tu, oggi, puoi capire.
E spero tanto che tu possa sorridere. Almeno oggi.
P.S.: ogni volta che Paolo canta quella canzone....
Con quella sottile malinconia che ti trattiene il cuore in gola, dandoti la netta sensazione tra perderti e non ritrovarti.
E vorrei pensare a momenti belli, a sorrisi tra noi e quel non parlare che ci accomunava.
Ma riesco solo a vedere un lenzuolo.
Lo so che la morte fa parte della vita.
Ma quando pensi di aver superato tutto, tutto riemerge e ti trovi ancora piu' fragile, a chiederti se ce la farai ancora.
Avrei voluto che capissi la mia voglia di libertà.
Quei colori che cercavo inutilmente e che rimanevano sommersi tra la rigidità delle nostre discussioni.
Ma aveva (ennesimamente) ragione chi diceva che è l'educazione ad impedirci di leggere negli occhi ed io ora questo lo so.
Se qualche angelo ti affianca vorrei che ti portasse l'amore che dai miei occhi sgorga quando ti vedo, ogni mattina, a sorridermi mentre mi prepari la colazione e in quanto di te appare sul mio viso e sul mio corpo che si modifica.
Avrei voluto. Solo perchè tu potessi vivere più serena i tuoi anni dopo la morte di babbo e potessi gioire delle mie piccole conquiste.
Non importa. Le mie lacrime non sono vane.
So che tu sai, in qualche modo, che è amore per te.
So che tu, oggi, puoi capire.
E spero tanto che tu possa sorridere. Almeno oggi.
P.S.: ogni volta che Paolo canta quella canzone....
domenica 21 agosto 2011
Amore Incondizionato.
Passeggiare in una città deserta in un pomeriggio afoso, mentre la gente si scotta al sole (senza sentirlo) o presiede l'unico bar aperto.
Sentire i profumi e respirare l'aria calda, quando ogni tanto mi accorgo di una macchina che passa e non si sofferma nemmeno a rimirare la bellezza di una Chiesa che si affaccia su una piazza deserta, immersa da alberi secolari.
L'avrò vista milioni di volte, ammirata per la sua facciata rosata, ma vederla oggi sospirare al sole, in un pomeriggio che sembra uguale ad altri, la rende speciale e ai miei occhi, nuova.
Passeggiare sotto i porticati, vedere nuovi scorci della mia città, nuovi solo perchè li guardo con occhi diversi, mi fa sentire fortunata.
Perchè la maggior parte delle persone non apprezza ciò che di antico c'è nella mia amata isola e nella mia cittadina, e trascorre il tempo tra un bicchiere di vino ed uno di birra e come un mio amico dice "prima passare da un bicchiere all'altro voleva dire essere alcolisti, oggi è di moda", ed io sono pienamente d'accordo con lui.
Sarà che riesco a trovare ogni giorno un motivo per riconoscere la bellezza che la mia amata terra mi regala.
Sarà che mi sento così fortunata di vivere in un posto ancora vergine, spoglio a tratti di brutture, quando poi sono contenute solo nella mente dell'uomo, che dimentica di cosa è fatto e da dove è nato, per farsi sopraffare da dio denaro e dal possesso degli oggetti.
Sarà che passo forse più tempo degli altri a cercare di darmi risposte e ciò di cui ho bisogno, è esattamente davanti a me.
Per fortuna c'è ancora chi è capace di creare, costruire bellezza su bellezza e regalarla a chi vuole ammirarla.
Ed io, nella mia ingenuità, spero sempre che la Bellezza vinca sull'imbruttimento dell'umanità.
Il sole ci riscalda e ci protegge, siamo noi che lo vogliamo distruggere!
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